La mobilitazione piacentina nei conteggi del Distretto Militare (1915-1918)

Testo e elaborazioni statistiche di Gian Paolo Bulla, 2011

Il Distretto Militare

La ricostruzione della mobilitazione militare avvenuta nel Piacentino durante la Grande Guerra è stata resa possibile dalla consultazione di un volume riportante le annotazioni fatte in quegli anni presso il Distretto Militare di Piacenza (Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Distretto Militare di Piacenza, Memorie storiche A1, vol. 0336.). Il Distretto Militare di Piacenza – ormai soppresso da molti anni – venne istituito il 1° gennaio 1871 e il 5 marzo 1871 fu classificato di 1 ͣ classe con Regio Decreto. Fu denominato 2° Distretto Militare, di 1 ͣ classe, con 5 Compagnie permanenti. Nel 1876, con la creazione del Distretto di 2 ͣ classe di Pavia, quello di Piacenza passò alla 3 ͣ classe con sole due Compagnie permanenti e con la riduzione anche dei Battaglioni Mobili (di Milizia Mobile). Il Circondario di Bobbio passò sotto Pavia, mentre nel 1877 le Compagnie si ridussero a una. Nel 1878 il Circondario di Bobbio ritornò a Piacenza; i Circondari (e i Consigli di leva che effettuavano le visite alle reclute) erano tre: Piacenza, Fiorenzuola d’Arda e Bobbio

Nel corso degli anni alla Milizia Mobile si affiancò anche la Milizia Territoriale. Queste milizie in pratica erano a disposizione per gli eventuali richiami delle classi di leva, o per l’istruzione o per la mobilitazione. In sostanza l’esercito italiano si articolò su tre linee, a partire dalla prima che costituiva l’esercito attivo composto dalle classi in servizio alle armi e dai congedati più giovani. La seconda, ovvero la Milizia Mobile, faceva parte dell’esercito di campagna assieme all’Esercito attivo ma aveva un ruolo di rincalzo. Fu istituita nel 1873 dal ministro Ricotti Magnani, era composta da truppe di fanteria, artiglieria, genio e comprendeva le classi più giovani in congedo dopo quelle richiamate in servizio e quelle sotto la leva (la cui chiamata avveniva al 21° anno di età). La Milizia Territoriale, formata dalle classi più anziane, fu creata nel 1876 e in pratica sostituì la Guardia Nazionale nel presidio del territorio. Durante la guerra curò i servizi nelle retrovie e in molti casi fu impiegata con l’esercito di campagna. Nella Milizia Territoriale di stanza nel Piacentino si contavano, alla fine dell’Ottocento circa 21.000 uomini tra ufficiali e truppa. Negli anni successivi il numero diminuiva un poco. La Milizia Permanente constava di poco più di 100 uomini, quella Mobile ne aveva meno di 100. Tuttavia quelli effettivamente sotto le armi assommavano a poche unità ed erano tutti ufficiali. Nel 1902 gli uffici del Distretto di Piacenza si trasferirono dalla Caserma di Sant’Anna a quella delle Benedettine.

Sul finire del primo decennio del Novecento le unità dell’Esercito Permanente, anche se si  trattava sempre di unità in congedo e non sotto le armi, aumentava, mentre diminuiva quello della Milizia Territoriale. Si andava avanti così fino al 1913, i dati del 1914 non ci sono. Nel 1911 si verificava un richiamo sia per istruzione sia per mobilitazione (la guerra italo-turca); così avveniva anche nel 1912. Osserviamo ora i dati dei quattro anni di conflitto.

Elenco arruolati: avvertenza

Gli elenchi analitici che seguono sono tratti dal quaderno intitolato Distretto Militare di Piacenza, Memorie storiche A1, vol. 0336 conservato a Roma presso l’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Bisogna avvertire che in questi elenchi non sono compresi tutti i militari piacentini avviati dal Distretto al fronte o immessi in servizio per le necessità belliche; infatti alcune classi – si ricordi che ne furono coinvolte ben 27 dal 1874 al 1900 – presentano un numero di effettivi al di sotto della realtà accettabile. Figurano in modo completo (con le quantità e la assegnazioni ai vari corpi non con i nominativi!) i soldati appena chiamati alla leva lungo l’arco della guerra, quelli dal 1895 al 1900, e poi in continua successione un gran numero di congedati, di riformati, di rivedibili. Tuttavia la cifra totale risultante di 33.500 circa è sicuramente inferiore ai militari mobilitati; probabilmente negli elenchi mancano coloro che componevano l’esercito al primo gennaio del 1915 in ferma di leva e molti richiamati che avevano già una destinazione da raggiungere. Fatte le dovute considerazioni statistiche e preso in esame il dato finale delle smobilitazioni gli uomini coinvolti nel conflitto ascritti al Distretto Militare di Piacenza, che si occupava di una circoscrizione più grande dell’attuale provincia, potrebbero essere stati quasi il doppio e aver superato i sessantamila.

Gli anni di Guerra 1915

Il 1° gennaio del 1915, l’anno dello scoppio della Grande Guerra, l’Esercito Permanente era composto da 15 ufficiali (di cui 3 effettivamente sotto le armi) e 1.226 soldati di truppa, la Milizia Mobile da 4 ufficiali e 230 soldati, la Milizia Territoriale da 15.450 unità complessive. Nella Milizia Territoriale le classi di leva presenti andavano dal 1876 al 1894, nell’Esercito Permanente dal 1886 al 1895. Gli iscritti della leva 1895 erano 2.492 e l’esito delle visite presso le Commissioni fu il seguente: arruolati in 1 ͣ categoria 1.262; arruolati in 2 ͣ categoria 237, arruolati in 3 ͣ categoria 163; riformati 293; rivedibili e rimandati 416; renitenti 84; cancellati 37.

La maggior parte dei militari di 1 ͣ e 2 ͣ categoria (quelli che andavano sicuramente al fronte) furono assegnati ai Reggimenti di Fanteria, all’Artiglieria (di campagna, di fortezza, di montagna, a cavallo), ai Bersaglieri, al Genio. Le chiamate alle armi con assegnazione ai vari Corpi cominciarono il 12/01/1915; il 27 cominciarono i trasferimenti ai rispettivi Corpi delle unità della classe 1895. In totale gli arruolati della 1 ͣ Categoria furono 1.672 e quelli della 2 ͣ furono 399. Da questo momento proseguirono le chiamate anche per le classi precedenti: gli elenchi dal 1915 al 1918 per classi, categorie e corpi d’assegnazione sono anch’essi pubblicati sul sito Web. Da notare che coloro che si presentavano erano sempre meno di quelli chiamati. Nel 1915 non vi furono invii o rinvii in congedo illimitato di classi sotto le armi.

Il Distretto Militare e il Deposito di Piacenza furono sottoposti a un’ispezione nel mese di novembre. Il 4 ottobre fu iniziata la visita generale di cavalli e muli in regime di requisizione attraverso tre Commissioni funzionanti nei territori di Piacenza, Fiorenzuola e Bobbio. Nel mese di novembre furono chiamate le reclute della classe 1896: nelle tre categorie si contarono 2.694 unità e la maggior parte, pari a 2.194 unità, rientrò nella prima.

Nel volume delle Memorie storiche inoltre si legge che «il richiamo delle classi per mobilitazione avvenne con non molta regolarità dato lo scarso personale addettovi. La quasi totalità dei richiamati si è presentata alle armi nel giorno fissato; relativamente pochi furono i disertori per mobilitazione. Molti furono i militari provenienti dall’estero. Il morale dei richiamati fu sempre alto, nessun segno di protesta nelle reclute anche di classi anziane e però più legate alla famiglia». Si rileva altresì che il Magazzino del Distretto disponeva di vestiario per il personale addetto a servizi di logistica e di requisizione nonché per alcuni battaglioni (il 70° e il 71°) di Milizia Territoriale e reparti locali come quello di protezione alle Ferrovie. Si dava ordine di costituire nuove serie per il 72° Battaglione di M.T. e per truppe di complemento.

Tirando un po’ le somme, considerando tutte le forze a disposizione, comprese le nuove due classi del 1895 e 1896, il Distretto era in grado di mobilitare nell’anno oltre 20.000 uomini di tutte le milizie. Non è detto però che tutti furono inviati al fronte: in effetti, nell’elenco gli arruolati risultano essere 7.296. Tuttavia, se si sommano i 16.925 in forza al primo gennaio raggiungiamo la cifra di 24.221 che dovrebbe corrispondere al numero dei mobilitati nel corso dell’anno.

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Gli anni di Guerra 1916

Al 1° gennaio 1916 la Forza dell’Esercito Permanente era composta da 15 ufficiali e da 762 militari di truppa (di 1 ͣ categoria dal 1886 al 1895 e di 2 ͣ categoria dal 1888 al 1897), la Milizia Mobile conta 4 ufficiali e 226 fra caporali e soldati; infine la Milizia Territoriale assommava 8.576 unità di truppa. Praticamente tutti questi si trovano sotto le armi, solo poche unità in congedo illimitato. Dal 7 gennaio, con decreti luogotenenziali pubblicati sul Giornale Militare, furono effettuate alcune chiamate rivolte a militari in congedo illimitato di varie classi (dal 1881 al 1891) ascritti a reparti particolari, soprattutto artiglieri, pontieri, lagunari, lancieri, cavalleggeri, minatori. Questi richiamati si presentarono a centri di mobilitazione diversi e di loro non si conosce il numero e la composizione territoriale. Un numero più cospicuo di militari fu vagliato invece dal Distretto Militare e i dati furono riportati in sintesi. Da 16 gennaio, invece, i riformati nati negli anni dal 1886 al 1891 furono sottoposti, a meno che non l’avessero già subita, a nuova visita presso i Consigli di leva o, se residenti all’estero, presso i Consolati. Per l’occasione, a questi ultimi si sospendeva temporaneamente il passaporto. Il 1° agosto furono chiamati a nuova visita i riformati delle classi 1892, 1893 e 1894 che non fossero già stati precettati. Contemporaneamente si richiamarono 441 militari della 3 ͣ categoria nati nel 1879. Si decideva altresì che le operazioni di leva per la classe 1897 si iniziassero nel corrente anno e che il 24 aprile si chiudesse la leva nella classe 1896. Il 30 marzo poi si procedeva a nuove visite dei riformati nati dal 1882 al 1885 e nel 1895. Ma non era finita: il 16 aprile si passava ai riformati delle classi della leva di mare dal 1889 al 1894. In tal modo un grande numero di ex riformati (2.776 appartenenti alle classi 1886-1894) fu trasformato in reclute avviate dal Distretto ai diversi reparti. Nel mese di giugno vi fu infatti un’altra ingente chiamata alle armi riguardante 1.936 reclute precedentemente riformate (classi dal 1882 fino al 1895), a cui si aggiunsero 935 militari di 3 ͣ categoria nati del 1882 e 1883. In settembre si passò alle reclute del 1897. Ne furono arruolate 2.586 e se ne presentarono 100 in meno poiché si sospese, fra i residenti all’estero, la chiamata di coloro che abitavano in alcuni Paesi fra cui Scandinavia, Danimarca, Russia, Romania, Bulgaria, Persia, Giappone, Cina, Siam, Messico, Colombia, Australia, ecc. Il 1° ottobre si decise addirittura di chiamare «a nuova visita i riformati nati degli anni» dal 1876 al 1881 eccetto coloro «le cui infermità erano da ritenersi insanabili».(Si legga cosa scrive a questo proposito Claudio Lamioni in La documentazione dell’Ufficio di Leva di Firenze. Classi di nascita 1842-1939, in «Rassegna degli Archivi di Stato», n.s., III (2007), 2, p. 253-300 , alle pp. 264-265: «Un’osservazione particolare meritano, a questo punto, le liste di leva compilate tra il 1915 ed il 1917 e relative alle classi di nascita dal 1874 al 1899. L’esigenza di alimentare l’immane crogiuolo della Guerra mondiale portò non solo al richiamo e alla mobilitazione di molte classi, ma anche all’estensione dell’arruolamento a categorie e a individui ordinariamente esclusi o esentati; ciò fu reso possibile da varie disposizioni, ora estensive, ora restrittive delle normative in vigore. Così, diversi decreti imposero la revisione dei riformati appartenenti a varie classi, cominciando da quelle più recenti (cioè dai più giovani); altri ridussero la statura minima richiesta per il servizio; venne ogni volta modificato, con decreto ministeriale, il regolamento di sanità militare nella parte delle « imperfezioni e infermità » inabilitanti. Il continuo inasprirsi cioè il ridursi delle condizioni di riforma aveva la conseguenza (peraltro evocata espressamente dalle norme) di richiamare a nuova visita anche i soggetti appena scartati nei precedenti richiami: una sorta di effetto cumulativo che non prevedeva scampo. I decreti furono emanati a iniziare dall’agosto 1915, ma gli interventi più massicci si concentrarono nel 1916 e nel 1917, gli anni più tragici della guerra…»). Non solo, fu revocata la sospensione alla presentazione alle armi a coloro che risiedevano in Romania, Russia, Svezia e Norvegia. Ormai c’era bisogno di ampliare e rinfoltire i quadri dell’esercito; il Ministro della Guerra Morrone sospendeva ogni invio in congedo assoluto così come il passaggio alla Milizia Mobile o Territoriale. Anzi, all’esercito permanente sono aggiunte le classi del 1896 e 1897 ascritte alla 1 ͣ e 2ͣ categoria e alla milizia territoriale le stesse classi della 3ͣ categoria. Il comandante commenta che tutte le chiamate si svolsero regolarmente nonostante l’avvicendamento del personale del Distretto avvenuto nell’agosto. Si mostra abbastanza soddisfatto del numero dei richiamati (dai nostri conti sarebbero 12.947) e del fatto che quello dei «mancanti» fosse di circa 1.350; i dispensati dal servizio e i comandati presso gli stabilimenti militari ed ausiliari furono 1.731(Fra i commenti si legge che «il morale dei richiamati si mantenne sempre alto ed elevato ai fini della santa causa e nemmeno alcun segno di malcontento si riscontrò nei richiamati pure di classi anziane e perciò più legati alla famiglia»). Alla fine sembrerebbe che nel corso dell’anno il Distretto abbia assegnato al fronte o alle retrovie circa 13.000 uomini fra esercito di campagna e milizia territoriale. A conferma del coinvolgimento bellico ormai di molte classi, si formarono presso il Distretto di Piacenza tre Battaglioni di Milizia territoriale (70°, 71°, 72°) e 33 Centurie che, dopo un periodo di addestramento in varie città, furono trasferiti in zona di guerra.

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Gli anni di Guerra 1917

All’inizio del 1917 il prospetto riepilogativo della forza a disposizione è praticamente in bianco ed è annotato che le classi dell’Esercito Permanente (1882-1900), della Milizia Mobile (1882-1885) e di quella volontaria (1876-1881) «si trovano tutte sotto le armi e in forza ai depositi di mobilitazione». Si contano in servizio attivo solo 3 ufficiali appartenenti all’Esercito Permanente. Le misure adottate erano sempre più stringenti: le classi 1895-1898 di 2 ͣ categoria sono trattenute alle armi oltre il sesto mese; fu emanato l’ordine di incorporazione dei giovani nati nel 1898 e 1899; si procedette al riesame dei riformati del 1896 e perfino dei «riformati per deficienza di statura» degli anni dal 1889 al 1898. Alla metà dell’anno si deliberò che i militari di leva di 1 ͣ categoria sarebbero stati trattenuti altresì oltre la ferma di due anni (ciò valeva per i nati del 1896 e 1897); ancora, per ingrossare le fila delle retrovie e spostare da lì truppe per il fronte, si riesaminarono i riformati per statura delle classi 1876-1888, quindi i già riformati o rivedibili della leva dal 1874 al 1899 a cui si aggiunsero i già designati ai servizi sedentari; infine si arrivò ai residenti all’estero riformati (1874-1899) o rivedibili (1899). Alla fine sembrerebbe che, nel corso dell’anno, il Distretto sia riuscito ad assegnare al fronte o alle retrovie circa 9.500 uomini. Il Distretto amministrava quattro Battaglioni di Milizia territoriale (3 in zona di guerra) e 35 Centurie, ridotte di 10 «durante il ripiegamento dell’ottobre e novembre 1917» ovvero durante la battaglia di Caporetto, o dodicesima battaglia dell’Isonzo (24 ottobre-12 novembre 1917).

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Gli anni di Guerra 1918

Nel 1918 si avvicenderarono tre comandanti di distretto. La forza totale dell’esercito anche nel 1918 era sotto le armi o comunque in mobilitazione. Risultavano appartenere all’Esercito Permanente le classi dal 1885 al 1900, alla Milizia Mobile quelle dal 1882 al 1884, alla Milizia territoriale quelle dal 1876 al 1881. È l’ultimo anno, quello della ripresa e della vittoria, l’esercito italiano nel corso del conflitto ha toccato i due milioni di arruolati schierati in prima linea e ora i Consigli di leva, per affrontare i mesi entranti, chiamarono a nuova visita riformati e rivedibili fra i nati dal 1874 al 1899 e anticiparono la visita dei residenti in Francia e Inghilterra. Reclute e militari furono assegnati, a seconda dell’idoneità, alla Milizia Territoriale o a reparti di supporto; tuttavia non vengono indicate le quantità. Fra le poche dispense ammesse molto comune è quella legata ai lavori agricoli ovvero l’appartenenza «ad aziende agricole a conduzione famigliare rimaste prive di ogni altro uomo valido dai 18 ai 55 anni». Nel dicembre del 1917 si era giunti alla revoca di tutte le dispense e di tutti gli esoneri, mentre si inviavano in zona di guerra i militari nati dopo il 1892. Il Distretto annota che, in base ad accordi bilaterali, renitenti o disertori residenti in Inghilterra avrebbero potuto svolgere servizio nell’esercito di Oltremanica; gli aderenti furono pochi e la maggior parte rispose alla chiamata venendo in patria (A questo proposito si reputa che alla guerra presero parte circa 300.000 rimpatriati dall’estero di cui oltre la metà (155.000) provenienti dalle Americhe)

 Fu chiusa la classe 1889 e il 25 gennaio fu aperta la sessione di leva sulla classe 1900. Le operazioni al solito furono eseguite dai Consigli di Piacenza, Fiorenzuola e Bobbio e portarono all’arruolamento di ben 2.727 uomini, più 30 a disposizione negli stabilimenti militari, su un totale di 2.832 presentatisi. Non solo, entro il 31 marzo dovettero presentarsi ai Carabinieri per un controllo i militari in licenza di convalescenza. Fu prorogato al 31 agosto, dal 30 giugno 1917, il termine utile per la presentazione alle armi dei residenti «in paesi di oltre oceano». Nella 1 ͣ categoria furono arruolati anche 4 militari provenienti dalla leva di mare (che seguiva un iter diverso e faceva perno sulle città costiere) i quali, tuttavia, furono posti in congedo illimitato «siccome Capitani di lungo corso e macchinisti navali». Fu trattenuta ancora la classe 1896 alla quale scadevano i due anni di ferma. Fu impedito d’ora in poi l’arruolamento dei volontari finora ammesso e fu rescissa la ferma per i volontari che non avevano l’obbligo di leva. Non si rileva l’entità degli arruolati nel 1918 che, oltre alle reclute del 1900, comprese ancora riformati e rivedibili, tuttavia si può supporre che furono circa 3.000. L’annata si chiudeva con l’evidenza della progressiva smobilitazione. Infatti, dal 4 novembre, giorno della vittoria, venivano emanate le circolari per l’invio in licenza illimitata dei nati dal 1874 al 1884, fatta eccezione per automobilisti, raffermati e condannati con procedimento ed espiazione della pena sospesi. Indi furono prosciolti coloro che avevano raggiunto il 39° anno d’età (classi 1874-1879) e furono sciolti i Battaglioni di M.T. e le Centurie amministrati dal Distretto piacentino.

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Gli anni di Guerra 1919

Cominciava il 1919 e, intanto che i congedi si susseguivano velocemente, nel quadro della forza militare figuravano ancora sotto le armi, nell’Esercito Permanente, 154 ufficiali (di cui 3 in servizio attivo e 151 di complemento) e 30.118 unità di truppa (710 sottufficiali e 29.408 fra caporali e soldati di cui 26.601 appartenenti alla 1 ͣ  categoria e 2.807 alla 2 ͣ ; le classi interessate andavano dal 1890 al 1900 (la più numerosa era nettamente quella del 1894); erano dichiarati in congedo 891 uomini delle classi 1899 e 1900. Passando alla Milizia Mobile, a fronte di nessun ufficiale sotto le armi vi erano 7.757 militari di truppa delle classi dal 1886 al 1889 (di cui 106 sottufficiali): 7306 unità appartenevano alla 1 ͣ  categoria e 345 alla 2 ͣ. Nella Milizia Territoriale erano ancora considerati in armi moltissimi nati dal 1880 al 1900, in particolare 248 ufficiali, 267 sottufficiali e 5.618 unità di truppa (1816 della 1 ͣ  categoria, nessuno della 2 ͣ , 3.802 della 3 ͣ ); gli uomini complessivamente in congedo erano 5.053 delle classi 1880-1884 (57 sottufficiali, 3.222 di 1 ͣ  categoria, 1 di 2 ͣ  e 1.773 di 3 ͣ ). A questo punto, finalmente, si delinea in modo più chiaro l’entità della mobilitazione complessiva effettuata dal Distretto Militare di Piacenza. In sostanza, al 1° gennaio 1919 si contava in 44.162 unità la forza militare ufficialmente sotto le armi, accanto ai 5.944 ormai congedati. In tutto 21 classi di età pari a 50.106 unità (1880-1900) per le quali si può ipotizzare un’accettabile media statistica di 2.386 per ciascuna di esse. Le restanti sei classi (1874-1879) erano state poste in congedo alla fine del 1918 per un totale statistico supposto di 14.316 soldati (ma visto che si tratta delle classi più anziane opterei senz’altro per un’entità inferiore…). Sembrerebbe quindi che le forze piacentine, o meglio del Distretto piacentino, che smobilitavano assommassero a oltre 64.000. Cifra che si avvicina all’ipotesi formulata attraverso i conteggi contenuti nella Tabella 2, ma alla quale non si sa se aggiungere il numero dei morti e la considerazione che si parte dal popolamento del 1911 e non da quello del 1915. Una consistenza considerevole che mano a mano scemava con la messa in congedo e con la messa in licenza illimitata; ma all’inizio del 1920, mentre la Milizie (circa 9.000 unità di Mobile e circa 11.000 di Territoriale) erano poste tutte in congedo, nell’Esercito Permanente c’erano formalmente in armi ancora 8.284 uomini (classi 1897-1900 nella 1 ͣ  categoria) rispetto agli oltre 20.000 congedati.

In definitiva, se la suddetta quantità (64.000 circa) fosse prettamente “burocratica”, al punto da non scorporare caduti e dispersi, saremmo molto vicini al calcolo statistico di 62.592.

Considerazioni sulla mobilitazione piacentina (1915-1918)

Dal Distretto Militare di Piacenza partì per il fronte e le retrovie un grande numero di soldati, suddivisi, a seconda del grado di operatività bellica, in tre categorie e nelle tre linee dell’esercito attivo e di rincalzo la quale, negli anni finali, furono tutte assegnate alla zona di guerra. Nei memoriali conservati a Roma nell’Archivio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito risultano in dettaglio il numero dei Piacentini arruolati, in base alle chiamate periodiche a cominciare da quella del 12 gennaio 1915 che riguardò la classe 1895, e i corpi militari a cui furono assegnati. Da questi elenchi si ricava un totale di circa 33.500 militari appartenenti alle classi dal 1874 al 1900, con un picco nel 1916 (13.000). Allora, furono questi i Piacentini che indossarono l’uniforme nella Prima Guerra Mondiale? Qualche dubbio affiora allorché si prende in esame la prima classe arruolata, il 1895, che vide arruolati in prima e seconda categoria 2.071 persone a cui se ne aggiunsero 222 in terza. Proseguendo con la classe 1896 ci troviamo di fronte a ben 2.694 arruolati in prima istanza. Dunque, considerando che le classi coinvolte durante l’arco dei quattro anni di conflitto furono addirittura 27 sembra difficile accettare, partendo dal dato complessivo di 33.500 una media di soli 1.200-1.300 mobilitati per ciascun anno…

Ora, l’altra fonte a cui riferirsi sono i Registri delle matricole militari del Distretto di Piacenza. Qui, tuttavia, si apre un problema di difficile risoluzione essendo il numero delle immatricolazioni (Ruoli matricolari per sottufficiali e truppa) decisamente più elevato rispetto a quello delle assegnazioni ai diversi corpi d’arme riscontrate. Prima di tentare una spiegazione cerchiamo di trarre utili indicazioni dall’esame dei dati generali disponibili in merito agli italiani mobilitati e caduti. In tal modo si può abbozzare, per tentativi e raffronti percentuali, una stima applicabile al territorio piacentino. Non esistono cifre ufficiali incontrovertibili mentre si è abbastanza sicuri che i primi numeri usciti dalle istituzioni siano probabilmente sottostimati. Ad esempio nell’Albo d’Oro dei militari morti o dispersi, curato alcuni anni dopo il conflitto dal Ministero della Guerra, si contano 529.025 vittime, senz’altro inferiori al reale che, secondo i più, furono circa 650.000, o finanche 680.000, alle quali se ne dovrebbero aggiungere circa 70.000 successivamente deceduti per “concause di guerra”.

Altro elemento in discussione è rappresentato dalle forze avviate alla guerra. Oggi si ritiene che i chiamati alle armi nel Regio Esercito (escludiamo la Marina che coi suoi 145.000 uomini ebbe un ruolo marginale) furono il bel numero di 5.750.000 di cui “tenuti alle armi”, o mobilitati ovvero assegnati ai corpi militari, 5.040.000; alla fine i soldati operanti in prima linea furono presumibilmente 4.200.000. Ma non finisce qui: è stato calcolato che gli uomini in età di mobilitazione (si parla in verità della classi dal 1876 al 1900 ma sarebbe più giusto cominciare dal 1874…) furono 6.760.000. Quindi, a livello nazionale, la media dei mobilitati rispetto al potenziale umano totale si assestò intorno al 74%, con punte più elevate di coinvolgimento in Umbria (addirittura del 103%…!), in Abruzzo (94%), in Veneto (92%), in Emilia (90%). In quest’ultima regione, infatti, a fronte di una quantità di maschi delle suddette classi pari a 539.363 ne furono mobilitati 489.070, ossia il 90% circa. Bisogna considerare, a questo punto, che la popolazione residente in Emilia-Romagna nel censimento del 1911 (quattro anni prima dello scoppio della guerra quindi la quantità è in difetto) fu di 2.740.316 e che i mobilitati rappresentarono poco meno del 18% dell’intero (17,85%). Pur con beneficio d’inventario, e con la probabilità di incrementare il conteggio, nel 1911 alla provincia di Piacenza (ricordiamo che comprendeva ancora Bardi e Boccolo de’ Tassi) vengono attribuiti 272.061 residenti (altra fonte dice 275.225); dunque il 17,85% dell’intero ammonterebbe a 54.766, grandezza maggiore dei 33.500 sanciti nei resoconti del Distretto conservate a Roma ma ben minore rispetto alle registrazioni dei Fogli matricolari. Però bisogna tener conto che all’epoca il Distretto militare di Piacenza si occupava anche del Circondario di Bobbio, forte di ben 26 comuni, che apparteneva alla Provincia di Pavia e che contava nel censimento del 1911 40.900 residenti. Se aggiungiamo, quindi, questi ultimi ai 272.061 di cui sopra otteniamo 312.961; calcolando il 17,85%, pari al presumibile contingente avviato alla guerra, otteniamo 62.592 unità. Penso che questo valore sia più vicino alla realtà, almeno per quanto riguarda i residenti nei tre Circondari del Distretto Militare di Piacenza (Piacenza, Fiorenzuola, Bobbio) che non corrispondevano, né allora né oggigiorno, alla circoscrizione politico – amministrativa piacentina. Sulla scorta di ciò con qualche fondatezza si può supporre che alla Provincia di Piacenza del 1915-1918 appartenesse un numero leggermente inferiore di mobilitati.

Accanto a questi computi dobbiamo porre l’unico dato riepilogativo che il memoriale utilizzato offre con qualche fondata approssimazione (Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Distretto Militare di Piacenza, Memorie storiche A1, vol. 0336): alla fine del conflitto il Distretto piacentino sembra smobilitare progressivamente circa 64.000 uomini. Se fosse una quantità prettamente “burocratica”, che non scorpori ancora i caduti e i dispersi, saremmo ben vicini al calcolo statistico.

Possiamo esaminare anche il dato relativo ai morti. Nell’Albo d’Oro, che sappiamo lacunoso, sono presenti 4.533 piacentini sul totale di 529.025 italiani, mentre gli emiliano – romagnoli sono 49.689, Torniamo ai dati più attendibili e ricalcoliamo il numero delle vittime della nostra regione (650.000 : 529.000 = x : 49.689) giungendo a 61.055. Per la provincia di  Piacenza, che si rammenti non comprendeva il Bobbiese (incluso invece nei ruoli del Distretto di Piacenza) ma Bardi e Boccolo de’ Tassi, possiamo prendere in considerazione l’ipotesi che i caduti siano mille in più (61.055 : 49.689 = 5.570 : 4.533). Atteso che il numero complessivo ormai invalso sia di 650.000 caduti.

Tutte queste quantità, lungi dall’essere una certezza, sono esposte in tabella:

La mobilitazione piacentina nei conteggi del Distretto Militare (1915-1918)
TABELLA 1. Mobilitati e caduti per regione 

Regioni

Mobilitati

Percentuale mobilitati

Maschi in età di mobilitazione

Mobilitati effettivi/

potenziali

Morti Albo d’oro

Morti/

mobilitati

Medaglie oro V.M. totali

MOVM/

mobilitati

Morti presumibili

PIEMONTE

473835

9,40%

696668

67%

50765

10,70%

48

0,010

60207

LIGURIA

118413

2,30%

267496

44%

12696

10,70%

14

0,011

15057

LOMBARDIA

768299

15,24%

990786

77%

80108

10,42%

51

0,006

95008

VENETO

602473

11,95%

648453

92%

62036

10,29%

49

0,008

73574

EMILIA

489070

9,70%

539363

90%

49689

10,15%

28

0,005

58931

TOSCANA

450595

8,94%

539422

83%

46911

11,16%

24

0,005

55636

MARCHE

174197

3,45%

194083

89%

19449

11,16%

10

0,005

23066

UMBRIA

134144

2,66%

129878

103%

10934

8,10%

5

0,003

12967

LAZIO

205861

4,08%

279986

73%

17998

8,70%

20

0,009

21345

ABRUZZO

203835

4,04%

215822

94%

22188

10,88%

15

0,007

26315

CAMPANIA

376635

7,47%

606313

62%

42512

11,28%

27

0,007

50419

PUGLIA

291593

5,78%

419641

69%

28195

9,66%

7

0,002

33439

BASILICATA

34902

0,69%

81310

41%

7352

21,06%

1

0,002

8719

CALABRIA

177125

3,51%

227942

78%

20046

11,31%

14

0,008

23774

SICILIA

439690

8,72%

748627

58%

44544

10,13%

24

0,005

52829

SARDEGNA

98142

1,97%

177393

55%

13602

13,85%

14

0,014

16132

ITALIA

5038809

100%

6763183

74%

529025

10,49%

351

0,007

650000

Fonte: Vincenzo Santoro, Calabria in armi. Il sacrificio delle regioni italiane durante la prima guerra mondiale
in http://calabriainarmi.altervista.org/studiericerche/unitaitalia/sacrificio.html.

La mobilitazione piacentina nei conteggi del Distretto Militare (1915-1918)
TABELLA 2. Mobilitati e caduti di Piacenza secondo statistica

N.B.:
I dati in neretto sono tratti dalla tabella 1 o dal Censimento nazionale 1911; quelli non in neretto sono frutto di personali elaborazioni.
Piacenza Provincia: la Provincia di Piacenza era costituita da 2 Circondari (Piacenza, Fiorenzuola d’Arda).
Piacenza Distretto: il Distretto Militare di Piacenza aveva competenza anche sul Circondario amministrativo di Bobbio appartenente alla Provincia di Pavia. Alla fine del conflitto il Distretto sembra smobilitare progressivamente circa 64.000 uomini. Se fosse una quantità prettamente “burocratica”, che non scorpori ancora i caduti e i dispersi, saremmo ben vicini al calcolo statistico.
Morti Albo d’oro: altre fonti parlano di 362 medaglie d’oro, su un totale di oltre 126.000 medaglie di vario genere.